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Cronache storiche dell'eruzione di Monte Nuovo.

L'eruzione del Monte Nuovo è stata descritta da numerosi autori contemporanei. Alcuni sono stati testimoni diretti. Le loro cronache sono un utile documento per la ricostruzione delle diverse fasi del fenomeno.
Il filosofo aristotelico Simone Porzio, il vescovo Marco Antonio delli Falconi, il medico Pietro Giacomo da Toledo ed il letterato Francesco Marchesino.

Precursori sismici

"...Fu questa regione (di Pozzuoli) scossa per due anni circa da forti terremoti: tanto che nessuna casa in essa era rimasta integra, nessun edificio che non fosse minacciato da una inevitabile e prossima rovina..."

"...Il 28 settembre per tutto il giorno e la notte il mare si ritirò per quasi 200 passi... Il 29 infine un gran tratto della terra, che si stende tra le radici del monte, che gli abitanti chiamano Barbaro, e il mare presso l'Averno, si vedeva venir su e assumere subito la figura di un nascente monte..."
"Un altro fenomeno che precedette il fatto fu lo scaturire di flussi di acqua fredda..."
.(da: Simone Porzio)

"...Il medesimo di (29 sett.), a mezzo giorno, cominciò in tal luogo a gonfiare la terra; di maniera che dove era abbassata due canne ed ora una e mezza di notte era alta quanto Monte Ruosi..." .
"...A dì 29, ad ore 14, dove oggi è la voragine del fuoco, abbasso la terra due Canne (circa 5 metri), e ne uscì un fiumetto di acqua freddissima e chiara, secondo alcuni che abbiamo esaminati, secondo altri, tiepida ed alquanto sulfurea...
".(da: Francesco del Nero)

Studi sulla sismicità associata agli eventi del 1538 confermano che il litorale di Pozzuoli fu interessato per circa 2 anni da numerosissimi terremoti che indebolirono gli edifici rendendoli inabitabili. Non esistono però notizie attendibili su singole scosse sismiche di elevata intensità. Nei giorni precedenti l’eruzione l’attività sismica aumentò notevolmente; la popolazione di Pozzuoli avvertì persino 10 scosse in un'ora. Il raggruppamento in sciami è stato osservato anche durante la crisi bradisismica del 1982-1984 ed in genere i terremoti avvertibili rappresentano soltanto una frazione minima di quelli registrati.
Il rigonfiamento localizzato del suolo e l'emissione di acqua possono essere ricondotti all'aumento di pressione nelle falde superficiali per il forte riscaldamento associato alla risalita del magma.

Eruzione:

"...E secondo m'é stato riferito cominciarno a vedersi in quel luogo ch'é tra il sudatoio e Tre Pergule certe fiamme di foco, le quali cominciaro da detto Sudatoio et andavano verso Tre Pergule..." (da: Marco Antonio Delli Falconi)

"...e per mia fe, era bel fuoco, che si era levato in capo tanta terra e tanta pietra, e del continuo buttava in alto, e cadevano allo intorno alla bocca del fuoco, che dalla parte del mare empiè un semicircuito di mare, a uso di balestro che la corda fussi miglio uno e mezzo, e la freccia due terzo di miglio...".

"...non lì è albore che non abbi troncato tutti i rami, né si conosce che alberi sieno stati, Che quì è caduta più grossa (la cenere), ed era molle e sulfurea e pesava; e non solo ha spenti gli arbori, ma ha ammazzato quanti uccelli, lepri e animali di piccola grandezza vi erano..."

"...Così faceva quella voragine che gittava li grosso della massa della terra, e le pietre grande quanto uno bove, in alto, secondo mio giudizio, miglio uno e mezzo. di poi piegavono, e cadevano presso alla voragine una o dua o tre balestrate; talchè riempierno in una notte quello mare, e feceno quella montagna detta. Questa tal terra e pietre cadevano asciutte. Il medesimo foco in nel medesimo tempo buttava certa altra terra più leggieri e sassi minori, più alto assai; e cadevano più lontano dal foco, ed erano molli e lotosi: segno manifesto che agiungevano alla regione fredda; e facevano come fanno li altri vapori, che quando arrivano quivi, si convertiscono in acqua. Questa medesima cagione fu ancora che fece la cenere cadde molle con poco di acquetta, sendo il ciel sereno. Potrè li rendere ed assignare le cause naturale, così materiale come formali, e le efficiente, della seccità del mare, che provenne del rinascimento di quel fiumetto, con acqua frigida in prima, poi tiepida; della depressione della terra, e poi della elevazione; e finalmente della eruzione del fuoco; e medesimamente delli terremoti, che dieci di avanti qui ne sentirno dieci per ora, e a Pozzolo non cessarono mai la terra di tremare; e fatta la eruzione, e quivi e qui non si sono sentiti..." (Francesco Del Nero)

L'emissione di "fiamme" e di "pietre" corrisponde alla fase iniziale dell'eruzione nella quale si verifica l'apertura del condotto attraverso la frammentazione delle rocce superficiali.
L'emissione di macigni contemporanea a quella di cenere umida è tipica delle eruzioni freatomagmatiche. La cenere fine ed umida è associata alle nubi da pyroclastic surge mentre i blocchi più grandi seguono traiettorie balistiche. Nelle eruzioni esplosive è stato osservato l'abbattimento di alberi anche a grande distanza per l’effetto dei flussi piroclastici.

Fase post eruttiva:

"...Quando fui al pontone di Pusilipo un poco più inante, et proprio all'Isola di Nisite (perchè andai per mare per non hever cavallo), la qual isola è più lontana da Pozzuolo da quattro in cinque miglia, più presto più che meno, et al Monte (Nuovo) da sette miglia in circa, e trovai una nave sorta, che era stata li molti giorni, et me dissero quelli della nave, che il giove a sera, che fu la sera avante, stettero non senza timore per le pietre grosse che cascavano dall'aria, che venivano dal monte, e questo si affirmava per quelli che erano passati di la, perché ogni giorno li barcaroli passavano conducendo gente, ed io facilmente li credetti perché di la avanti truovai sempre sopra acqua pietre pumice, fili longhi et a parte a parte rotoli, et per parlare più grossamente rocchie di pietre pumice minute, e giungendo più accosto Pozzuolo per mezzo miglio, et trovai alle marine per fin al Monte, che erano da dui boni miglio, tutte coperte di ditte pietre, con altri mazzacani et pietre grosse pumice, vicine all'acqua per quanto se po tirar da terra un sasso con la mano, ita che a tirare la barca habbiamo avuto qualche fatica". (da: Francesco Marchesino)

"la Domenica seguente che furo li sei di ottobre erano andate molte persone a vedere, et essendo ascese parte insino al mezzo, e parte più del monte, verso le 22 hore si levò un sì spaventoso, et subito incendio, et fumo sì grande che molte di quelle persone si sono affocate, e molte non si trovano ne morte né vive, et m'è stato detto che tra quelle che si son ritrovate morte e quelle che non si ritrovano sono al numero più di venti quattro". (da Marco Antonio Delli Falconi)

"...non volendo consentire che si desolasse una città tanto antica e utile al mondo, fece bando che tutti rimpatriassero, facendoli franchi di pagamento per molti anni. Et per dargli in ciò animo fece un palazzo con una torre forte e bella; e fecevi fontane pubbliche, e con una starza di lunghezza d'un miglio, con molti giardini e fonti; e rifece la via che va a Napoli....Edificovvi una chiesa di san Francesco a sue spese; e a sua compiacenza, vi furono edificati molti palazzi da'Signori Napolitani, e da' suoi creati". (da: Scipione Miccio)

Il lancio e la ricaduta di pomici corrisponde alla fase stromboliana dell’eruzione (3° unità). L'ultima fase dell'eruzione che ha causato la morte di almeno 24 persone corrisponde alla formazione della 4° unità, da flusso piroclastico che quasi istantaneamente ricoprì il settore meridionale del vulcano.
L’effetto disastroso dell'eruzione su Pozzuoli, dovuto sia ai terremoti, sia alla deposizione di pomici e lapilli è testimoniato dall'esenzione temporanea dalle tasse finalizzata a favorire il ripopolamento della città. Questo provvedimento era frequentemente adottato in occasione di grandi calamità.







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