L'attività esplosiva, l'idromagmatismo ed il Monte Nuovo

L'attività esplosiva è raggruppabile in tre tipologie fondamentali (generalmente definite con i termini inglesi indicati tra parentesi): caduta di materiale piroclastico (pyroclastic fall), flussi piroclastici densi (pyroclastic flow) e flussi piroclastici diluiti (pyroclastic surge). I pyroclastic fall includono eruzioni dette stromboliane, vulcaniane, subpliniane e pliniane. Sono caratterizzate dall'ascesa nell'atmosfera di colonne di gas e particelle vulcaniche (cenere, lapilli e blocchi piroclastici) che successivamente ricadono al suolo balisticamente e sotto l'effetto del vento. A seconda dell'intensità dell'eruzione, si possono formare coni piroclastici (attività stromboliana) o estesi depositi di cenere e lapilli (eruzioni vulcaniane, e pliniane).
I pyroclastic flow comprendono una grande varietà di fenomeni, caratterizzate dallo scorrimento al suolo del materiale eruttivo (gas e particelle) a causa di una densità maggiore di quella dell'aria. I flussi piroclastici hanno generalmente elevate velocità di scorrimento ed elevate temperature. I pyroclastic surge sono flussi turbolenti con bassa concentrazione di particelle solide, generalmente molto fini. Una distinzione fondamentale dei surge individua due tipi fondamentali : i surge caldi e secchi caratterizzati da alte temperature e da una fase liquida insignificante ed i surge umidi e relativamente freddi nei quali oltre al vapore ed alle particelle solide, sono presenti anche piccole gocce d'acqua.
La formazione dei pyroclastic surge è associata a manifestazioni, dette idromagmatiche, nelle quali il magma risalendo verso la superficie attraversa una falda acquifera o bacini acquiferi. La brusca vaporizzazione dell'acqua da luogo a violente esplosioni.
A causa dalla notevole estensione delle falde acquifere all'interno della caldera e di bacini superficiali l'attività post-calderica dei Campi Flegrei è caratterizzata da una prevalenza di eventi idromagmatici.

Schema dell'attività idromagmatica. Il contatto tra il magma e le rocce sature d'acqua (a profondità di poche centinaia di metri) da luogo ad una brusca vaporizzazione dell'acqua ed alla conversione dell'energia termica del magma in energia meccanica delle esplosioni idromagmatiche.
(da: De Natale G., Mastrolorenzo G., Pingue F. e Scarpa R. I Campi flegrei e i fenomeni bradisismici. Le Scienze febbraio 1994, numero 306).
In relazione alle principali eruzioni la storia dei campi Flegrei può essere suddivisa In tre periodi:
1° periodo- concluso con la formazione Ignimbrite Campana
2° periodo- concluso con la formazione del Tufo Giallo Napoletano
3° periodo- successivo all'eruzione del Tufo Giallo Napoletano.
Nella storia vulcanologica dei Campi Flegrei sono presenti tutti i principali tipi di fenomeni eruttivi, dai duomi lavici alle colate ignimbritiche.
Il 3° periodo è caratterizzata prevalentemente da eruzioni esplosive che hanno formato numerosi vulcani monogenetici (generati nel corso di un'unica eruzione e mai più attivi) e raramente depositi subpliniani. Le manifestazioni effusive, molto più rare, sono testimoniate da poche colate laviche. Astroni, Averno, La Solfatara, Monte Barbaro (Gauro), Capo Miseno, Bacoli e Monte Nuovo sono soltanto i più noti tra i coni piroclastici idromagmatici formati nel periodo recente di attività dei Campi Flegrei.

Fotografia al Microscopio elettronico a Scansione (SEM) di una pomice dell'eruzione di Monte Nuovo. L'aspetto spugnoso è dovuto alla liberazione del gas vulcanico durante la risalita del magma nel condotto.
(foto: Mastrolorenzo G.).









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