Tempo donato

 

Nel 1995 ho lasciato lo studio che avevo nel centro storico di Napoli, successivamente ho lasciato anche il mio lavoro in ospedale e ho pensato di organizzare la mia vita sul concetto di "Disponibilità". Ecco che lasciandomi alle spalle tutti quegli aspetti materiali del vivere, infatti le nuove condizioni economiche mi hanno obbligato a definire nuove forme di relazione con le cose e con le persone, l’idea stessa dei "fare altro" ha cominciato a prendere-forma. L’aspetto preminente e peculiare è stato quello di ricercare una visione estetica" che abbracciasse tutto il campo del mio vissuto. Questa modificazione, sia a livello di vita materiale (economico e logistico), sia a livello di lavoro, mi ha portato a definire nuove metodologie operative, attraverso le quali cerco dei percorsi che valgano indifferentemente per i due ambiti, cioè condizioni che attraversando la mia vita si trasformano in operazioni estetiche.

Il primo passo è stato recuperare il tempo, che il precedenza era sottratto per il lavoro, ed utilizzarlo in maniera diversa. Ho iniziato quindi a rendermi disponibile per progetti, idee, che risultassero interessanti e che richiedevano collaborazione. Il tempo così recuperato, viene restituito, donato, per una diversa condizione sociale, che non guarda più all’aspetto individuale o singolo ma ad un senso più esteso e collettivo. Il dono in questo caso, non deve essere interpretato come un segno univoco, all'interno di una comunicazione, ma riguarda la comunicazione in sé nella sua totalità, cioè "l’opera" non contiene solo il segno da interpretare singolarmente, ma deve essere guardata soprattutto nella sua totalità in quanto portatrice di processi non visibili ma vissuti, reali ed effettivi. Potremo dire che uso come mezzo il tempo, il quale attraverso il dono si trasforma in operazione artistica. Lo sguardo dovrebbe essere a 360 gradi tra l’inizio e la fine.

L’esigenza di relazionarmi in altro modo mi ha trasformato e con me anche il mio lavoro, che non ha bisogno di gallerie o di spazi ufficiali per realizzarsi appieno, in quanto si compie molto prima di arrivare nei luoghi deputati all’arte. Spesso il tracciare su carta idee mie e di altri, progetti, modifiche, elaborazioni, come in una sorta di diario quotidiano mi consente di raccontare, anche con l’ausilio di questo materiale, l’esperienza che ho vissuto, dentro la quale ho donato per avere.

Alcuni di voi hanno visto che sono arrivato a Monte Scaglioso i primissimi giorni come ospite, per presentare il mio lavoro, quando mi è stato chiesto di dare una mano all’organizzazione, o capito che rimanendo per tutto il tempo avrei dato una mano affinché Oreste 2 funzionasse. Ho quindi abbandonato l’idea della presentazione singola, per rendermi disponibile.

Lello Ruggiero, settembre 1999

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